«Frank aveva addosso un certo pallore di non-esistenza, come Casper il fantasmino. Poteva combatterlo, se voleva. Poteva raccogliere le energie e assumere una specie di realistico colore rosa-violetto che gli faceva ricevere una discreta dose di attenzione, ma non ce la faceva a mantenerlo a lungo. Lì da Sears non riuscì neanche ad arrivare a una specie di rosa carne chiaro. Proprio non ne aveva la forza. Si rincuorò pensando che era altamente improbabile che lo avrebbero mai preso in ostaggio in una rapina o in un dirottamento.»

A.M. Homes, Acchiappare i proiettili al volo

5. Non ricordavo più cosa significasse salire su un palco, anche se piccolo. È stato molto più che emozionante, è stato come rinascere. Come ricordarsi all’improvviso le parole di una canzone imparata anni prima. Dopo questi mesi in cui mi sono sentita il più delle volte inutile e incompresa, datemene ancora. Per favore.

4. Loro sono splendidi ma l’ho detto già. Sanno che mi fanno sentire fortunata e a casa ogni volta che li vedo, sanno che mi fanno venire sempre nuove idee, sanno che mi fanno ridere. Domenica scorsa ho pensato anche a chi non c’era e ho detto mille volte grazie nella testa. Siete la redazione migliore del mondo e lo sapete, eh. Il resto del mondo è avvertito: abbiamo grandi progetti e non ci fermeremo davanti a niente, sappiatelo.

3. È stato bello brindare con gli amici di sempre e sentire l’affetto e il supporto e smettere di avere paura. Se me lo dite anche voi, ce la possiamo fare.

2. Vestiti blu svolazzanti tutta la vita.

1. Il mio fidanzato presenta meglio di Pippo Baudo.

Stasera ricomincia Palomar. Vi aspetto insieme a Nemo alle 22 su RadioNation3 e non osate dirmi che guarderete la finale del GF, eh.

Voci che mi fanno sempre venire i brividi:

«È bene acquistare l’abitudine, se vi interessa disciplinare le vostre forze, di liberarsi dalle abitudini. Per cominciare, mutare ogni tanto le abitudini di sana pianta vi salva dall’essere del tutto coerenti (mi pare d’aver già spiegato il vantaggio di una limitata incoerenza): poi, vi impedisce di diventare più vassallo del necessario. Fumate? Smettete di fumare per qualche anno. Portate la riga a sinistra? Provate a non portarla affatto. Dormite sul fianco destro, a sinistra di vostra moglie? Mettetevi a dormire sulla pancia, alla sua sinistra. Avete centinaia di abitudini: nell’abbigliamento, nei modi, nel parlare, nel mangiare, nel pensare, nel gusto estetico, nel contegno morale. Violatele ogni tanto, di proposito, e introducetene delle nuove al loro posto. A volte ciò vi rallenterà, però tenderete a sentirvi forti e liberi. Ovviamente, non cambiate tutte le vecchie abitudini. Lasciatene qualcuna intatta in eterno; altrimenti sareste coerenti.»

John Barth, L’opera galleggiante

A Torino oggi nevica e mi sembra di nuovo Natale.

Leggo blog e tumblr vari e mi viene la nausea per le regole che cambiano con uno schiocco di dita e vorrei essere a Roma a manifestare e invece sono qui, nel Piemonte immobile, a finire libri per non pensare quanto l’Italia ogni giorno faccia sempre un po’ più schifo.

Eh.

È un periodo in cui mi sembra di avere intorno solo gente che non parla la mia stessa lingua, sai?

Basta, eh.

Repetita iuvant:

Inizio ad avere paura.

Cari stronzi silenziosi del mio cuore, voi domani ci sarete, vero?

Io sarò quella con il cerchietto con il fiocco. Eh.

Ciao Roma!

«Ogni volta che si apre un nuovo orizzonte, ogni volta che l’orizzonte dell’immaginazione si allarga, la terra si fa più piccola e abitabile. La vita non si estende: sboccia e fiorisce, si sviluppa in intensità.»

Henry Miller, Parigi-New York andata e ritorno

Sono una di quelli che non ha visto Avatar. Io odio James Cameron.

Ricordo le file interminabili per vedere Titanic nella cittadina con soli due cinema e tutte le volte che, sconfitti, siamo tornati a casa o siamo andati a vedere un altro film con Julia Roberts.

Poi, quando finalmente siamo riusciti a sederci sui seggiolini scricchiolanti dello stesso posto in cui avevo ballato nel mio primo e ultimo saggio di danza, penso di aver pianto almeno per metà film.

C’era ValentinaD. e i suoi fazzoletti di carta verdi gusto menta, me lo ricordo.

Mentre la nave affondava e la mamma della terza classe ha iniziato a raccontare una favola al figlio per distrarlo dalla morte e quando i due vecchi si sono sdraiati sul letto scegliendo di morire abbracciati, io ho pianto così tanto che ho giurato di non vedere mai più un film di James Cameron.

Io ti odio, James.

Eri uno di quelli che a scuola scriveva temi strappalacrime sui cagnolini abbandonati, lo so. Uno di quelli che non si accontenta di essere il primo della classe e di stupire i parenti con effetti speciali da dieci e lode. No, tu la gente la devi annichilire con i trucchetti furbi, con i dettagli tristissimi che adorano quelli che guardano C’è posta per te il sabato sera.

Sei un ipocrita pomposo e melenso, James.

Magari Avatar è stupendo, eh.

Ma tu non mi avrai, James. Mai più.

Prima o poi andrò in Svezia:

L’ho già chiesto in altre sedi ma ora lo chiedo anche a voi, cari stronzi silenziosi del mio cuore:

Blog, tumblr, scrittori poco noti, quello-che-vi-pare. Cerco gente che sappia scrivere. Tutti quelli che vi piacciono.

Fuori i nomi, dai.

Playback del giorno:

«Stanotte ‘o mare è senza sale, è morto con un’onda sola. Pure l’acqua è storta, storta come certe volte è ‘o bbene. Le onde sugli scogli stanno nervose. Ma che tiene ’sto mare da stare così incazzato? Che gli abbiamo fatto a questo mare?»

L.R. Carrino, Acqua storta

5) Alla mia sinistra c’è una pila di libri che non ho voglia di finire perché in sospeso da troppo tempo. Come quelle persone che perdi di vista e poi non vuoi più rivedere perché ci sarebbero troppe cose da recuperare. Se solo potessi essere da Melbookstore, adesso.

4) Basta con il nero, i vestiti neri, l’ombretto nero. I capelli neri li tengo, il resto no.

3) Ho voglia di ciliegie, occhiali da sole e profumo di un prato appena tagliato.

2) Hai presente quella cosa che vuoi fare ma che non fai mai? Falla. Adesso.

1) Se non ti viene voglia di saltellare non vale.

Grazie Alice grazie:

«Esistono dei cliché: quando i profeti arrivano portano luce, amore e saggezza. Nessuno parla mai di quando se ne vanno. Dell’oscurità che si lasciano dietro, di come battiamo le palpebre in loro assenza, aspettando che la vista di abitui.»

Amanda Davis, Testimonianza

Julie mi scrive una mail per sapere come abbia fatto a laurearmi e lavorare e trovare la VERA soddisfazione. Sì, lo scrive in maiuscolo.

Io non le rispondo subito e poi quando lo faccio le dico che la sua mail mi ha fatto tanta tenerezza e le spiego che non ho trovato ancora la soddisfazione, figuriamoci quella VERA.

Eh.

Le faccio il riassunto di questi ultimi anni e mi scuso per aver disatteso le sue aspettative, lei che forse mi immagina molto donna in carriera ma simpatica come Melanie Griffith.

Le consiglio di andare a studiare all’estero, lei che sa il francese, è confusa dalle scelte che toccano ai suoi diciannove anni e vorrebbe iscriversi ad una facoltà che rispetti il suo amore per i libri.

Le dico che l’Italia tratta la cultura come si fa con uno straccio per pavimenti.

Mi sento un po’ Nonna Papera, certe volte.

Rewind:

«Tutte quelle vite», disse. «Tutte quelle storie che non sapremo mai».

Elizabeth Strout, Olive Kitteridge

Ho la testa piena di parole e non scrivo mai niente.

Poi, quando sono sul bus verso l’aeroporto e ascolto sempre le stesse cinque canzoni, incollo gli occhi al finestrino e faccio bilanci annotando mentalmente titoli che non userò. Però.

Roma è un’intensiva cura omeopatica, anche se piove.

Con le calze viola e i tacchi faccio il tifo sorridendo in silenzio mentre tu accartocci la tua vecchia vita e ringiovanisci di dieci anni in un secondo e mi ripeti il titolo di una canzone di Dente e io ti abbraccio rispondendoti di sì.

Poi.

Il sushi, il tè nero ai sette agrumi, le passeggiate. Gioco a bowling per la prima volta nella vita e tiro con la destra dimenticando di essere mancina e poi me lo ricordo e tiro sempre storto e poi faccio strike per sbaglio e salto come una scema.

E poi mi innamoro del caffè americano ma il tempo vola e di nuovo aeroporto e di nuovo la valigia la fila per i controlli i passeggeri strani Barbora Bobulova e le due figlie bionde e bellissime e sempre posto finestrino e il libro di Nicolai Lilin che continuo a leggere nonostante i troppi difetti l’aria fredda e il tassista che promette corse gratis il giorno in cui arresteranno Berlusconi.

A Torino piove e si mangia sempre in silenzio e qualcuno ha tagliato i capelli e la quarta serie di Six Feet Under e un libro che ancora non esce ma che già voglio comprare.

Tra qualche giorno un’altra valigia e di nuovo Roma e un microfono e una stretta allo stomaco già fin da ora.

Smetterò di portare il cerchietto a ventotto anni, ho deciso.

Nel frattempo, sapete come riconoscermi. Eddai, venite. Eddai.

Uno che sta bene con tutto:

Ammettilo.

brookside
squid
sega
unblock
speedy
sevier
industria
gradient
mastering
spotting
pga
summerlin
monaco
edelbrock
candidates
heinrich
servicios
conscious
wailea
desi
coaches
remover
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nominal
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