Nevica nevica nevica nevica e ancora nevica.

Qui mangiamo in silenzio lavoriamo in silenzio e io e Rob ci piazziamo nell’ultima stanza detta ripostiglio e mettiamo su la musica che ci piace e lavorando lavorando pensiamo alle cose che ci piacciono ma soprattutto a quelle che ci piacerebbero.

Soprattutto alcuni giorni, la lista è molto lunga.

Alice mi chiede un disco/canzone nuova e io le dico che non riesco a smettere di ascoltare 27 Songs From Barcelona: per un mese, ogni giorno un nuovo pezzo di cui innamorarsi. Loro sono matti e adorabili e io non riesco a farne a meno, soprattutto della prima traccia che ascolto over and over again.

Alzate il volume, ovvio.

5. La notizia più eclatante di questo gennaio è che ho smesso con zuccheri alcool fritti soffritti latticini farina bianca bevande gassate. Se mi offrono una birra, dico che non posso perché sto prendendo l’antibiotico. Non parlo mai di dieta, ma solo di disintossicazione. Se dico dieta, l’interlocutore cambia sguardo e:

- mi parla come se volessi imparare il cinese in un giorno;

- si sente in dovere di giustificare il proprio regime alimentare aspettandosi rassicurazioni sul suo aspetto fisico.

Non dite mai dieta, amiche mie.

4. Ricomincio ad usare camicie bianche, smalto, rossetto rosso. Ricomincio dalle cose minuscole e mi prendo cura di me, iniziando lentamente a riconoscermi allo specchio, al mattino.

3. A Torino c’è la neve mi sembra di stare in un film americano di Natale e mi piace uscire con gli Hunter e non rischiare di rompermi il femore sui marciapiedi ghiacciati.

2. Leggo Amanda Davis e sospiro.

1. Non sono e non sarò mai una pubblicitaria.

In playback – Quanto so’ rEgazzina, signora mia:

«Le cose cambiano, vanno a pezzi, svaniscono. Un altro anno, qualche altro spostamento, un tipo duro al quale non gliene frega un cazzo, una noia talmente abissale che mi paralizza, progetti così vaghi fatti da chissà chi. E mi rendo conto che da ognuno di noi si esige la perdita di ogni senso della realtà per delle aspettative così irragionevoli che si diviene fatalisti anche se, in realtà, ce la si potrebbe fare.»

Bret Easton Ellis, Scoprendo il Giappone



«Rome Rome Rome Rome/Focus looking forward the Coliseum/Oh no what did I say/What can I say/Rome Rome many tears have fallen here/I’ll be driving you look the other way»

Phoenix, Rome

5. La laurea, finalmente. Il giorno più caldo dell’estate zeronove, i genitori commossi, il completo rigorosamente H&M, i tacchi, lo spumante, gli amici, tu che scatti le foto, io bianca bianchissima come una mozzarella di Caserta, l’incredulità, io che ripeto per ore ma veramente mi sono laureata?, il professore che ride. Ostia di notte, gli abbracci, i discorsi. I saluti.

4. Torino. Abbiamo vinto. Traslochiamo. Torino. La fectori. Torino. Eh.

3. Il corso di editoria. Scoprire ad aprile di voler lavorare con i libri. Averlo sempre saputo ma sentire che diventa reale come una stretta allo stomaco. L’incontro con le stelline del cuore, le risate, i centomila caffè, le sfide, le esercitazioni. Studiare studiare studiare come mai prima.

2. A luglio era un anno, ma a me sembra molto di più. Mi sembra sia da sempre.

1. SettePerUno è come se fosse mio figlio. Il lancio a mezzanotte, il brindisi tu e io emozionati perché era lì, finalmente. Era vero. La fatica di tenere insieme tutto, i dubbi, i sogni, le disavventure, gli imprevisti. Quando facevamo finta di essere in tanti e invece eravamo solo in due ad occuparci di tutto. Adesso, una redazione e persone insostituibili ed entusiaste che ci aiutano a conquistare il mondo. Grazie.

Un anno difficile, di percorsi che deviano all’improvviso, di cose che finiscono e iniziano nello stesso momento, di famiglie che si spaccano come la pelle quando ti scotti. Negli scatoloni del trasloco c’è spazio per persone che smetterò di sentire e per quelle che non compariranno più nei miei sogni agitati.

Un anno di domande e lacrime, valigie, forza nonostante tutto, decisioni e arrivederci, ci vediamo presto.

In questi giorni respiro un po’, fisso gli occhi sulle pagine dei libri e penso, penso, penso. C’è una cosa che vorrei, adesso. Anzi, due. Incrociamo le dita.

Buon anno, gente. Augurarvi il meglio è il minimo.

Balliamoci su:

cliché \kli’Se\ s.m. fr. (pl. clichés); in it. s.m. inv. (o più freq. pl. orig.), anche adatt. cliscè o cliscé?
¨
1 Matrice metallica incisa per la riproduzione di disegni, fotografie ecc.

2 fig. Espressione, discorso, concetto abusati, stereotipati; frase fatta, luogo comune SIN stereotipo: riprodurre, ripetere lo stesso c.; modello di comportamento convenzionale o divenuto abituale per il soggetto: il c. della casalinga, del dirigente; uscire dal c.

ETIM voce fr., deriv. di clicher “stereotipare”
· a. 1837

Diciamo basta alle frasi fatte, alla retorica dei giornali e della gente pigra che pensa che la lingua italiana sia un accessorio. Eh.

Ecco trentatré cliché. Gli altri li scrivete voi? Daaai.

  1. Dormire come un ghiro;
  2. governo ladro;
  3. mettere su famiglia;
  4. sano come un pesce;
  5. lasciare che la giustizia faccia il suo corso;
  6. tragica fatalità;
  7. vincere a mani basse;
  8. avere la testa tra le nuvole;
  9. stare sulle spine;
  10. essere nell’occhio del ciclone;
  11. cavalcare l’onda del successo;
  12. scherzare con il fuoco;
  13. acqua in bocca;
  14. un bagno di folla;
  15. folla oceanica;
  16. parlare con il cuore in mano;
  17. ammazzare il tempo;
  18. fare le ore piccole;
  19. scalare le vette del successo;
  20. annoiarsi a morte;
  21. muto come un pesce;
  22. fresco come una rosa;
  23. avanzare alla cieca;
  24. alzare il gomito;
  25. bere come una spugna;
  26. essere verde d’invidia;
  27. muoversi di soppiatto;
  28. avere fegato;
  29. felice come una Pasqua;
  30. chiarirsi le idee;
  31. avere pelo sullo stomaco;
  32. balzare agli onori delle cronache;
  33. ridere a squarciagola.

Grazie Nemo grazie:

Torino

Vado all’Hiroshima con i colleghi di fectori a sentire non so chi e mi torna in mente l’inizio dei miei vent’anni quando indossavo le Gazelle e andavo al Brancaleone a ballare reggaedub e avevo perso la dignità causa cotta ossessiva per un tizio della mia classe di recitazione al quale non interessavo perché innamorato di una secca bionda bellissima e alcolizzata che non gliela avrebbe data mai. Ripensarmi più giovane e sentimentalmente sfigata mi fa tenerezza, sai?

Arriva Dj Grissino e mette su dischi di musica balcanica accompagnato da musicisti che suonano dal vivo e tra un saltello e l’altro mi sento improvvisamente a casa anche se non riesco a capire perché. Tutto sembra più allegro e caldo e tutti ci muoviamo cercando di tenere il tempo e ridiamo e non ci sentiamo ridicoli. Ai margini della sala, una donna incinta balla così bene da batterci tutti.

Roma

Alla Feltrinelli impacchetto molto Brignano moltissimo Erri De Luca abbastanza Ammaniti e qualche Dan Brown. Più di tutti, impacchetto libri per bambini e ragazzini, anche se nessuno a sfondo vampiresco. Quando mi capita Vespa rabbrividisco ma dissimulo. Una signora nota il cerchietto rosso e mi dice che somiglio a Biancaneve. Poi mi chiede se lo indosso per fami notare e io rispondo no, uso i cerchietti in generale e quando uso questo rosso succede che mi dicono ’sta cosa di Biancaneve. Eh.

Adoro osservare la gente. Quelli che scelgono di regalare lo stesso libro a tutti, quelli che comprano calendari inguardabili, quelli che i gattini diomio, quelli che ha tolto il prezzo signorina?, quelli che solo autori siciliani, quelli con la lista precisissima titoli-destinatari, quelli che mi dia la carta e lo impacchetto io, quelli con la macchina in doppia fila, quelli che Totti, quelli che ’sta busta puzza ma che è?!.

Benevento

Casa, finalmente. Mi piace sempre questo albero.

Buon natale, gente.

Non li conoscevo e adesso li amo – Mio fratello è il mio spacciatore musicale ufficiale:

Il concerto degli Editors lo guardo in punta di piedi. Sono troppo bassa, cazzo.  Mi piace il carisma del cantante, l’energia. Un po’ meno la scaletta, ma forse perché sono stanca. Ho appena preso un aereo, come continuo a ripetere facendo una faccia da cretina. Non riconosco i Wintersleep perché arrivo e hanno già iniziato e non suonano nessuna delle canzoni che mi piacciono. Delusissima, batto il piede a tempo con i Maccabees. E io che volevo rabbrividire su Search Party.

Papillon è la canzone tamarra dell’anno. Rimettila, dai. Stasera mancava solo lui. Eh.

A Roma piove tantissimo e le macchine sono bloccate a Porta Maggiore. Mi viene un po’ di ansia perché stiamo andando in un posto a fare una cosa che a me sembra veramente da adulti e io non sono mai stata brava a fare la persona seria e ho paura di dire solo un sacco di cazzate. Però poi ti dicono che hai vinto il primo premio del concorso di fotografia e festeggiamo e ridiamo con i bambini e io mi rilasso e penso di aver superato l’esame. Stavolta, almeno.

Voglio imparare a fare i biscotti come li cucina tua madre, eh.

Il primo giorno in fiera riabbraccio Serena e la Bionda, lei, lui, lei. È stranissimo ed emozionante avere addosso la moo di SettePerUno. Come al solito mi imbarazzo e faccio figuracce, ma è bello incontrare persone che hanno scritto per noi e che abbiamo scelto tra tante. Sono simpatici, i nostri autori.

Non posso farci niente se sono una persona emotiva, io.

Il secondo giorno lo passo ad abbracciare altre persone che speravo di incontrare e poi compro millemila libri seguendo anche i consigli di Valentina. Mi ferma mentre giro per gli stand con la Bionda e io sorrido e sono felice di incontrare una persona che mi legge, anche se non sono brava ad accettare i complimenti. Valentina ha gli occhi luminosi e i capelli lisci lisci e mi racconta un po’ dei suoi sogni che, guarda un po’, somigliano ai miei. Incrocio le dita per me e per lei e le dico di farsi sentire. Lei dice di sì.

Ho finito “Mi chiedo quando ti mancherò” ed è bellissimo, Vale. Grazie.

Il tizio dello stand Terre di Mezzo mi chiede se accetto un consiglio e io dico certo e lui dice perché non leggi “Dai un bacio a chi vuoi tu” di Giusi Marchetta? e io dico l’ho già letto, lei è bravissima e ci siamo anche trovate su anobii e lei è stata anche uno dei nostri autori aspetta adesso ti lascio una moo. Lui sorride e mi parla del prossimo libro di Giusi e mi chiede ma scrivi anche tu? e io dico no, io pubblico solo le cose degli altri e leggo e lui dice è già qualcosa e io sorrido e mi imbarazzo come al solito e me ne vado ma sono contenta perché se mi consigliano un libro e l’ho già letto mi sento un po’ felice ma anche un po’ sollevata perché tendo a fidarmi dei consigli letterari della gente e potrei spendere miliardi solo comprando le cose che mi suggeriscono. Eh.

A marzo esce il nuovo romanzo di Helen Humphreys. Non vedo l’ora.

Andiamo al Circolo e parliamo di progetti e ridiamo e prendiamo in giro le regazzine che se la tirano  e vorremmo avere i capelli rossi e io sono stravolta ma felice e mi sento fortunata ad avervi intorno.

Grazie. Eh.

È la prima volta che prendiamo l’aereo insieme ed è la prima volta che parto per Torino senza piangere. In fila al gate incontriamo Federico Moccia e ridiamo e lui incrocia il mio sguardo e forse dato il cerchietto mi scambia per una minorenne e fa una faccia un po’ così e a me sembra che mi guardi come se mi conoscesse. Tipo. Al gate c’è anche un’altra persona che non mi aspettavo di vedere e a me sembra di stare davanti ad una rockstar ma nessuno riconosce quella signora bionda che lavora con i libri e vorrei troppo poterle dire qualcosa ma sto zitta e ti stringo la mano e tu pensi che sono matta ma mi baci. Poi, in aereo, io inizio e finisco Caterina sulla soglia e tu ti appassioni a Malinverno e io rido perché adoro far incontrare i libri giusti alle persone giuste. Sì, incontrare, proprio come le anime gemelle dei telefilm americani.

Se siamo sull’aereo di Moccia non possiamo morire.

I Franz Ferdinand mi ricordano luglio a Roma due giorni prima della laurea, il caldo, la polvere, tu, lui, leilei e io che ballo sudatissima come una ragazza di Non è la Rai. Stavolta suonano in un palazzetto torinese con un’acustica orribile ma io salto lo stesso insieme a te, Robu e Ossicini. Lascio che gli ultimi giorni scivolino via tra una canzone e l’altra e mi rilasso e urlo e canto inventando le parole.

Anche io vorrei una vita rotonda senza angoli.

[A seguire su aspettaunattimo: la musica balcanica mi fa sentire a casa e regole per leggere i libri senza farsi rovinare il finale.]

Faccio zapping su myspace ascoltando cose e chiedendo playlist per SettePerUno alle band. Tento di recuperare tutto quello che mi sono persa ultimamente e mi innamoro di un paio di gruppi. Però, al momento, come questi qui nessuno mai.

(Sorrido constatando come si confermi ancora una volta una regola: ogni volta che ad un concerto acquisto un cd dopo un po’ la band, da sconosciuta, diventa nota e ancora più brava. Mi piace pensare di portare segretamente fortuna alla gente.)

A Roma ho visto gli Editors, sono stata di nuovo tra i libri e ho riabbracciato tutti quelli che mi sono mancati. Beh, quasi tutti. Poi di nuovo Torino, i Franz Ferdinand, una visita medica, Corrado Guzzanti e le passeggiate con la mano chiusa a pugno dentro la tua.

Tante, tantissime cose. Devo solo riprendere un po’ il fiato.

Datemi una tazza gigante piena di tè e sarò felice almeno per dieci minuti.

Sabato e domenica sarò a Roma in giro per gli stand di Più libri Più liberi. Mi riconoscerete dal cerchietto e dalla spilla con la moo di SettePerUno.

Facciamo amicizia?

Cose che:

brookside
squid
sega
unblock
speedy
sevier
industria
gradient
mastering
spotting
pga
summerlin
monaco
edelbrock
candidates
heinrich
servicios
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wailea
desi
coaches
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