«Per definizione una caverna deve avere un’apertura grande a sufficienza da permettere a un uomo di entrare. La cavità può essere profonda chilometri e chilometri. Ma deve permettere a una persona di entrare. Ed è questo che fa tanta paura di una caverna, che qualcuno possa entrarci.»
(Percival Everett, Ferito)
5. Sono giorni in cui cerco di incollarmi Roma agli occhi.
Giulia mi chiede com’è davvero questo trasloco. Della serie: tu, insomma, come stai?
Io mangio cetrioli ogm free e non rispondo. Vorrei dire che c’è una parte di me che ha bisogno di una pagina bianca e che ce n’è un’altra che sa di andarsene proprio mentre sta iniziando a costruire qualcosa. Che non sono mai stata brava con i finali perché arrivano sempre troppo presto, proprio come nei libri migliori.
4. Tra poco più di una settimana saranno ventisette. Un anno fa, nel giorno del mio compleanno, incontravo chi mi avrebbe rivoluzionato la vita. Non potevo ancora saperlo, ma sarebbe bastato anche solo il primo istante, vederlo arrivare e sorridergli per la prima volta.
E poi smettere di piangere ascoltando Marta sui tubi e Ostia di notte, con la sabbia nei Balenciaga neri. Il Parco degli Acquedotti e il concerto degli Acustimantico e abbracciami, ho freddo. Proteggere qualcosa dalle parole inutili. Far diventare reale un’idea e chiamarla SettePerUno. Tu più di chiunque altro.
3. Cantare in playback camminando a passo svelto verso Monti. Lasciarsi bombardare da millemila cose nuove, desiderare di poter leggere ancora più velocemente, battere l’esame di Semiotica del testo per intensità dello studio, sentire sempre un vuoto che somiglia ad una fame e che può essere colmato solo da altre parole, da altra carta. Ho riscoperto la bellezza di dedicarmi a qualcosa che mi piacesse sul serio e ho sorriso nonostante la fatica. Sono rimasta senza parole davanti agli stand della Fiera di Torino e ho incrociato le dita. È là che voglio stare, prima o poi. Sognando di poter creare una collana - stavolta sul serio - con Gloria e Serena, il mio fantastico mondo dell’editoria fatto di caffè e crisi di panico da allontanare ridendo. Buona fortuna a noi, stelline.
2. Mi succede di avere improvvisamente voglia di ballare. Per strada e in autobus, soprattutto. Are we human or are we dancer? Non vedo l’ora di cantare urlando, tra qualche settimana.
1. Quando dico che sono timida la gente inizia a ridere.
Con i tacchi è meglio:
Mi mancherà questa casa.
Quella che è venuta a vivere qui nel duemilasei era una ragazzina diversa, con i capelli ancora ricci a causa di una permanente decisa in un momento di follia. Per la prima volta poteva dire di sentirsi totalmente in famiglia, vivendo con i suoi migliori amici e il cane Lapo. Ha pianto e riso tanto, in queste stanze. Ha osservato gli equilibri cambiare seduta a fumare sulla lavatrice, ha scritto di notte, si è innamorata lentamente di Piazza Vittorio. Ha conosciuto Carolina e Laura e sa già chi prenderà il suo posto, quando se ne andrà.
Sarà il sesto trasloco, questo. Anche stavolta avrò qualcosa da lasciarmi alle spalle.
Le cose succedono sempre tutte insieme, si sa. Roma non è mai stata bella come in questi giorni. La mia piazza preferita, le chiacchiere sugli scalini di pietra, Trastevere, la luce, i giornali del sabato mattina, le voci per strada. Cammino senza musica, per trattenere tutto. Sarà solo per un anno. Forse.
C’era anche una torta, ieri. Perché le rinascite vanno festeggiate, si sa.
Manca un mese. La prossima destinazione si chiama Torino.
Sigla.
“Ma oggi sei diversa: hai smesso di essere un niente. Ti senti nuova. Tanto nuova da essere nata esattamente in questo momento.”
(Gaia Manzini, Nudo di famiglia)
Immaginatemi sorridente ma scioccata.
Molto sorridente e molto scioccata, tipo.
No, non sono incinta.
Air - Universal Traveller
“Perché mi manca sempre un pezzo per essere felice.”
(Perturbazione, Qualcuno si dimentica)
Le cose da dire sono tutte incastrate nella gola. Sono giorni vissuti di corsa, tra quintali di carta e cose da imparare.
Una Lettrice Timida mi ha riconosciuta in un locale pubblico asserendo di aver visto la mia faccia su Flickr. Credo di essere diventata di un viola intenso in pochissimi secondi. Abbiamo due conoscenze in comune, io e la Lettrice Timida. Ah, le coincidenze. (Piacere di conoscerti, Arianna.)
E poi:
Visioni:
- True Blood: brutto, ma di un brutto simpatico a cui ti affezioni. Fintamente trasgressiva, la storia ruota intorno al vuoto cosmico e ha qualche picco di comicità involontaria squisitamente kitsch. Non ci innamoreremo del povero vampiro buono espressivo come un cetriolo, ragazze mie. Niente a che vedere con Buffy e Angel, eh. Però Anna Paquin - sì, la bambina prodigio premio Oscar per Lezioni di Piano - è bravissima. Bionda e abbigliata con improbabili vestitini da ragazza di provincia, subisce una serie infinita di sfighe e si arrabbia urlando in una scena madre dopo l’altra. Quando, da sola in cucina, mangia piangendo una certa torta, è da applausi.
- Damages (Season 1): oh, Glenn Close. Finalmente una vera stronza.
- Donne assassine meriterebbe una disamina approfondita su come le coproduzioni - soprattutto con la Spagna - rovinino irrimediabilmente una buona idea. Non sono riuscita ad andare oltre la quarta puntata perché non riesco a guardare una roba con una brutta scenografia, brutti costumi e brutti attori spagnoli doppiati. Però vi consiglio la prima, Chiara. Non pensavo che Sandra Ceccarelli fosse così brava. Un’interpretazione perfetta di un personaggio difficilissimo. Povera Claudia Pandolfi.
- sempre in rotazione: Lost, Desperate Housewives, Grey’s Anatomy, Lie to me, The Mentalist, My name is Earl, Life, Fringe.
- è ufficiale: non riesco più a guardare i film.
Letture:
- come sapete non resisto ai libri a metà prezzo. Non resisto nemmeno a quelli che arrivano al mio amico redattore radiofonico. Devo leggerli tutti, anche se molto spesso sono cose imbarazzanti. Di recente poi ho scoperto il bookcrossing ed è stata subito addiction. Mi sono liberata di diciassette schifezze in cambio di roba nuova. Il paradiso, gente.
(sì, ho colto l’occasione per eliminare dalla libreria L’eleganza del riccio. Ah, che sollievo.)
- leggo a pezzi almeno dieci libri contemporaneamente. Però tra quelli che sono riuscita a finire mi sono piaciuti Dai un bacio a chi vuoi tu di Giusi Marchetta e Un altro mondo di Carla Vangelista. Sì, lo so che la signora in questione è la stessa che ha scritto Parlami d’amore con Silvio Muccino. Non l’ho letto. Qualcuno me lo presta? Per completezza di informazione, ovvio. (confesso di aver iniziato Un altro mondo sicura di stroncarlo. La copertina è di rara bruttezza e la quarta è un’accozzaglia di frasi fatte dirette a un pubblico di femmine impressionabili. Però la storia è scritta bene, non è ipocrita né retorica e scorre velocissima. Ho sentito che Muccino vuole già farne un film. Oddiomio.)
- ho letto in un paio d’ore anche Giulietta Squeenz di Pulsatilla. Ho riso tantissimo fino a metà romanzo, poi la storia diventa triste.
- tra i titoli “anche no” c’è Il gregario di Paolo Marchetti; una noia infinita. (forse è il primo che non mi piace del catalogo minimum fax.) Tra i titoli “se hanno pubblicato questo autore c’è speranza per tutti” c’è valeANA di Martita Fardin. Inconsistente, finto, pieno di marchi, banale. Brrr.
- sul comodino: Lourdes di Rosa Matteucci, Bere caffè da un’altra parte di ZZ Parker, Il paese delle spose infelici di Mario Desiati, Il bambino che sognava la fine del mondo di Antonio Scurati, Nemico, amico, amante… di Alice Munro, Panchine di Bebbe Sebaste, La manutenzione degli affetti di Antonio Pascale, Rapporto su me stesso di Grégoire Boullier, La confraternita dell’uva di John Fante, Lola Motel di Marco Archetti.
(e poi c’è sempre lo stesso gruppetto di titoli che non riesco a finire o perché si tratta di storie che mi piacciono troppo o perché sono diventati degli adorabili soprammobili.)
Ascolti:
sono schifosamente abitudinaria. Suggerimenti?
Al supermercato parlo sempre da sola.
“Mi fanno male i capelli.”
(Monica Vitti, Deserto rosso)
Primo tempo - Spettri.
Un anno e qualche mese fa ho ricevuto un iPod. È arrivato per posta e da subito l’ho privatamente soprannominato “Wikipedia” perché conteneva circa cinquemila canzoni a me quasi totalmente sconosciute. Una specie di mattonella nera piena solo per metà che ho iniziato a portarmi in giro ascoltando cose a caso. È stata una rivelazione, quella musica lì. Niente è stato come prima, ecco. Anche quando il resto è finito e sono rimaste solo le canzoni a farmi compagnia tra un pianto e l’altro. Anche quando ho passato giorni a pormi sempre la stessa domanda. C’era quella musica lì che aveva cambiato le cose, con me.
Poi, qualche settimana fa, i cinquemila e più brani sono stati cancellati per errore. Quando l’ho saputo ho pianto per dieci minuti. Come un lutto, ma anche come una liberazione. Adesso c’è solo la mia musica, dentro.
Non lo sapevo ancora, ma quello era solo il primo fantasma.
Il secondo fantasma l’ho incontrato in un pub dietro casa in cui non vado quasi mai. Non li avevo proprio visti, eppure erano vicinissimi a dove ero seduta io. Quando lei è venuta a salutarmi sono rimasta così scioccata da iniziare a rispondere alle sue domande di cortesia parlando come un automa per un tempo che mi è sembrato infinito. Ha detto qualcosa come Sarebbe meno imbarazzante se salutassi anche lui. Anche no, credo di aver risposto io. Ad un certo punto mi ha chiesto se mi andasse di prendere un aperitivo insieme, uno di questi giorni. Io l’ho guardata e ho detto Non mi sembra il caso, Vale. Meglio di no. Allora lei ha detto che mi avrebbe chiamato per invitarmi e io ho detto che al telefono avrei inventato una cazzata per non dirle seccamente di no. Poi è andata via.
Tornata a casa, le ho scritto una mail. Non è stato facile tirare fuori le cose che non le avevo detto mai. I no, soprattutto. Però da quel giorno non mi capita più di sognarla, di notte.
Il terzo fantasma è apparso nella mia casella di posta un giorno in cui avevo l’influenza. È stato stranissimo. Mi ha riportato indietro ad un periodo particolare, la mia ultima fase da ragazzetta impressionabile. A ripensarci adesso, mi faccio quasi tenerezza.
La mia insegnante di teatro argentina fissata con la bioenergetica e altre robe strane insisteva sempre sull’importanza di perdonarsi. Ecco, io oggi quella ragazzetta impressionabile lì, l’abbraccerei. Non era colpa sua. Non solo, almeno.
Il quarto fantasma mi è stato assegnato per caso. A causa di una serie di strane coincidenze degne di Lost, pare che debba avere presto a che fare con Susanna Tamaro. Sì, Susanna Va’ dove ti porta l’aneurisma Tamaro.
Indovinate quale domanda vorrò farle a tutti i costi.
Secondo tempo - Di LettoriTimidi e altre storie.
1. Ho avuto il sospetto che leggesse il mio blog quando non si è stupito scartando il libro di Diego De Silva. Poco dopo ha confessato, ammettendo che si sentiva uno spione a leggermi di nascosto. Sono rimasta senza parole per qualche minuto. Mi ha trovato grazie a Google, mio padre.
2. Ho saputo che ha smesso di fumare leggendo lo stesso libro che ho letto io. Ho saputo che avrebbe voluto lasciarmi un commento anonimo, qualche volta. Allora gli dico che ho quasi finito di vedere la serie tratta da Romanzo Criminale e confermo che sì, è una droga. Smettiamola di fare i timidi, Claudio. Daje.
3. Mi mancano i miei amici ma al momento mi sento un po’ asociale. Da un paio di settimane mi ritrovo a gestire una novità che assorbe tutte le mie energie. Bisogna solo imparare ad organizzarsi, dicono. Però mi mancate, amici vicini e lontani. Sapevatelo.
4. Faccio sempre casino quando devo dire una cosa seria, eh.
La canzone che mi passa per la testa :
No, non ho cancellato il blog. Ho solo problemi con il server che fa i dispetti.
Nel frattempo sono successe circa millemila cose, gente. Ho solo bisogno di un attimo di calma per collegare il neurone all’alimentatore e raccontarvele.
Ce la posso fare, ce la posso fare, ce la posso fare.
[La canzone di oggi si intitola Hallie e la trovate qui.]
“Io vorrei, vorrei davvero che i dispiaceri scaduti, le persone sbagliate, le risposte che non ho dato, i debiti contratti senza bisogno, le piccole meschinità che mi hanno avvelenato il fegato, tutte le cose a cui ancora penso, le storie d’amore soprattutto, sparissero dalla mia testa e non si facessero più vedere, ma sono pieno di strascichi, di fantasmi disoccupati che vengono spesso a trovarmi. Colpa della memoria, che congela e scongela in automatico rallentando la digestione della vita e ti fa sentire solissimo nei momenti più impensati.”
(Diego De Silva, Non avevo capito niente)
[Il post si è autodistrutto causa argomento eccessivamente intimo.]
[Non c'entra niente ma c'è da dire che ho appena finito di leggere "Casalinghitudine" di Clara Sereni e mi è partito un film in testa sulle lenticchie di mia nonna, le cucchiaie di legno e le cotolette di pollo. Aria, ho bisogno di aria.]
Quando vorresti dire tutto ma proprio tutto e invece non lo dici:
[giochiamo alla caccia al tesoro: diciamo che alla fine di questo post c'è la canzone che vorrei farvi ascoltare. Si chiama Take Care e la suonano e cantano i Tiger Tiger!]
[Un blog con le citazioni in sciopero.]
5. Il mio nuovo hobby è sorvegliare la lavatrice leggendo un libro. Far avanzare con una mano la rotella dei programmi e tenere il segno tra le pagine con l’altra, calcolando se e quanto le parole mi restino impresse nella testa nonostante il rumore.
4. Scelgo di farmi ricrescere i capelli e non rispondo quasi mai al telefono. In caso, gestisco meglio le novità in forma scritta.
3. Ultimamente mi imbatto in insospettabili Lettori Timidi. Puntualmente, mi imbarazzo.
2. Uso le emoticon solo con le persone che non conosco.
1. Sono giorni da carboidrati complessi, da queste parti.
(ho in testa un sacco di cose che fanno ridere, ma davanti allo schermo le dimentico. Susanna Tamaro!)
Puramente casuale:
“Gli mancava qualcosa (chissà: magari qualche ormone, qualche apposita ghiandola ormai atrofizzata, una sostanza indispensabile nel sangue) per essere compiutamente ottimista.”
(Marco Mancassola, Qualcuno ha mentito)
Ieri - Da Quelle Parti.
Luce grigia delle quattro del pomeriggio. Il binario vuoto, il vento. Il tabaccaio mi ha venduto un accendino rosso. Il pacchetto da dieci, i gesti dimenticati che ritornano all’improvviso. Dopo sette mesi, tossisco fino alle lacrime. Spengo la sigaretta a metà, prendo il cellulare e compongo un numero che conosco a memoria.
No, non torno indietro. Adesso passa, eh. Tra due ore sono a Roma.
Poi, il pacchetto da dieci l’ho regalato. L’accendino no.
Prima - Da Quelle Parti.
Alternare il sollievo al sentirsi sprofondare. Ora dopo ora, galleggiare e schiantarsi. La rabbia, gli occhi lucidi, i silenzi, lo stomaco chiuso. Guardare thriller senza senso in dvd, andare al cinema per “The Wrestler” e chiudere gli occhi ad ogni scena schifosa, incrociare le dita. Ripartire.
Qualche giorno prima - Roma.
- Solo mezz’ora per riabbracciarsi. Non vorrei lasciarla andare perché rivederla mi rende felice. Parliamo a raffica cercando di riassumere un anno e più di lontananza, ridendo. Mi mostra le dita provate dalle corde della chitarra, raccontandomi dell’avventura con la band, del canto, dei progetti. Ci rivedremo presto, promettiamo. Quando l’Eurostar si mette in moto verso Firenze, resto a salutarla fino all’ultimo secondo.
Poi, vado in libreria.
Ieri - Roma.
Resta qui. Stringimi.
Altre cose:
- Ricomincio a leggere a velocità supersonica. Compro solo romanzi a metà prezzo e vorrei conoscere Fabio Stassi perché è riuscito a farmi amare storie sul calcio e sugli scacchi. Marco Mancassola, poi, lo abbraccerei.
- La mia nuova perversione è una marmellata ai frutti rossi che si chiama “Sylt Hallon & Blabar”. La vendono da Ikea.
- Non credo ancora nella primavera e non sopporto quelli che fanno i supersimpatici in treno raccontando la priopria vita a tutto il vagone.
- Si accettano suggerimenti su qualsiasi cosa.