Non mi piacciono le classifiche da fine anno. Se mi chiedi qual è il libro più bello che ho letto nel 2011, non so risponderti. Se mi chiedi quanti libri ho letto nel 2011, ti dico che ho smesso di contarli. Di film ne ho visti pochissimi e me ne dolgo, ma le serie tv le ho viste tutte, anche quelle inguardabili. Con la musica non ho lo stesso rapporto di un tempo, i miei sono riascolti o lampi d’innamoramento che diventano ossessioni, auto-tormentoni.
Di quest’anno ho dei flash sparsi, nessun diario. A ripensarci adesso, il mio 2011 è stato l’anno del non abbastanza. Dopo gli schiaffi del 2010 che mi hanno psicologicamente spezzato le gambe, dal 2011 volevo un periodo rassicurante, un anno-piumone, un posto in cui nascondermi. È stato così: è arrivato un lavoro che non mi appassiona e che non c’entra niente con me e che svolgo responsabilmente ma senza slanci, non sono stata abbastanza esigente, non ho preteso abbastanza da me stessa, mi sono sentita autorizzata a fregarmene di tantissime cose, anche di quelle di cui dovrebbe importarmi. Ho schivato mille volte la realizzazione di un progetto che riguarda il mio futuro, ho avuto paura, moltissimi dubbi, mi sono paralizzata da sola.
Ho imparato a cucinare e ho scoperto che sono poche le persone con cui mi piace parlare al telefono e ancora più poche quelle che mi va di frequentare regolarmente. Ho adorato ogni vacanzina, ogni fuga per un giorno o due, ogni pezzetto d’Italia. Non ho fatto sport, sono andata solo una volta a teatro ma ho visto tanti concerti. Ho mangiato cose buonissime ma non ho portato a termine nessuna dieta. Sono stata a tre matrimoni e mi sono commossa solo a uno. Siamo stati per la prima volta all’estero insieme e a Parigi abbiamo camminato così tanto che ci faceva male tutto e c’eri tu a portarci in giro e a raccontarci i francesi e io sarei rimasta altri diecimila giorni e sono una stupida sentimentale perché vorrei averti abbracciato di più senza doverti salutare mai. Sono stata a Milano e anche lì ho camminato per ore e mancava solo una Vespa e Ponte Milvio per sentirci di nuovo a Roma, ma tutto il resto era uguale, le chiacchiere e l’intensità e mio fratello che diventa grande ma per me resta sempre un regazzino. Il Salone del libro mi ha fatto vedere un’altra Torino, quella che mi sono sempre negata quando ci vivevo ma no, nessun rimpianto, solo libri e feste e tu che mi sopporti e mi vuoi bene dal liceo, solo tu. La Sicilia insieme agli amici siciliani è stata così bella e veloce da sembrare quasi irreale e vorrei che fosse sempre così, profondo e allegro e pieno di cozze e senza tante parole inutili.
Non ti ho reso le cose facili e starmi vicino è stata una fatica, forse mai come quest’anno. Tu che sei così razionale e io che mi incarto, non decido, svicolo, procrastino, prometto e non mantengo, mi entusiasmo per cinque minuti e poi mi pento, mi faccio venire il mal di stomaco per tutto. Ti direi grazie ma non basta e allora non dico niente perché basta chiacchiere, solo fatti. Spero.
Le cose più belle di quest’anno le ho fatte per e con SettePerUno. L’adrenalina, i reading, le chiacchierate, i sogni, i convegni, le serate, tutto. Se tutto questo non esistesse sarei senza ossigeno, perché questo è quello che mi completa e mi fa sentire meno estranea a me stessa. Per il 2012 mi auguro di avere sempre più energia per far crescere ancora di più questo progetto che è ormai un figlio.
E poi frantumare questo guscio, camminare moltissimo, trovare un hobby stupido, fermare le cose con foto, musiche o parole, ricordarmi chi sono e cosa desidero.
Stanno per arrivare i trenta e io non voglio più sfuggirmi.





magone. Schietto e denso, bello.
Camminare moltissimo non può essere sfuggirsi, è cercarsi. Hai già iniziato a camminare moltissimo, sentendo i piedi e le gambe. L’appoggio che ci assicura di poter portare in alto tutto il resto.
Mi commuovi. Cerchiamo si, di rompere questo guscio. Anche se so che il mal di stomaco lo avro sempre, che tutto mi fara sempre un pochino male, ma almeno con la consapevolezza che ci ho provato, perche si, sono (siamo) proprio una ragazza coraggiosa. Ti abbraccio forte, buon 2012.
Quando leggo il tuo blog mi capita sempre, prima di iniziare, di vedere quanto è lungo il post. Come quando a 13 anni prima di iniziare un nuovo libro andavo a leggere la frase finale.
E’ strano.
Grazie, diletta.
Voglio un anno pieno di chilometri, Silvia. Concretezza e mete da raggiungere.
Cara Veronica, ce la possiamo fare. Ti abbraccio anche io.
Io non l’ho mai fatto, sai edù? Ho avuto sempre paura di rovinarmi il finale.
Buon anno a tutti.
Sono avida dei tuoi consigli musicali… e di libri…
tu fossi libro dei tuoi sentire io ti comprerei.
bello, sembrava di sentire gli odori che sentivi