There’s a lady who’s sure

all the glitters is gold

and she’s buying a stairway to heaven

(Led Zeppelin, Stairway to Heaven)

A volte, senza un motivo preciso, penso alla grande finestra che ha sopra il suo letto. Forse non sai che sopra il suo letto ha una grande finestra. Ci può vedere tutta Roma, come la vede lei. In una grande cornice di intonaco scrostato, quell’imprecisione che rende perfette le cose.
Penso alla luna, bianca e mamma e straziata d’amore ramingo, che infila il suo sguardo tra le fronde degli alberi lungo il viale, per riuscire a vederla. Forse non sai che, quand’è nata lei, la luna si stava divertendo a versare lacrime di latte nel suo segno. Le ha insegnato che piangere è una cosa divertente, quando sai farlo con arte, raccogliendo ogni pezzetto in un collage.
Forse la puoi percepire, nell’opprimente perfezione di certe nottate, quando i mezzi a motore si fanno più rari e il loro suono giù in strada ha preso il posto di una musica taciuta, un’antica ninna nanna seccata dal sole e portata dal vento in un fiotto di sabbia, da molto lontano… e lei si sente addosso mille vite e ricorda che là fuori ne restano ancora altrettante, da scoprire. Vite che spesso fanno male, per il troppo parlare, per non volersi rivelare.

A volte la vedo danzare dentro qualche canzone, rovistando in un armadio alla ricerca di un autore per tutti i personaggi del suo poliedrico sentire, e tutti quanti hanno quel modo di ballare, ballare da sola, per un amante immaginario, per il piacere di riempire col suo corpo lo spazio libero del mondo. Mi piace questa musica perché ci senti sotto la malinconia. È un retrogusto particolare, tipico dei paesi dell’Europa del nord, quel loro modo di far sembrare il dolore una specie di poesia. E mentre i sintetizzatori ti spingono a ballare, abbandonandoti all’inerzia del corpo e svuotando la mente, da sotto ti arriva uno strazio che nella nostra cultura non riusciresti a sopportare.

Più di ogni altra cosa mi piace immaginarla insieme a suo fratello.
I miei genitori si sono lasciati da così tanto tempo che non riuscirei a percepirci di nuovo tutti assieme, come una famiglia; non è una famiglia a mancarmi. Non mi è mancato l’amore di una madre perché l’ho trovato in mia nonna, così giovane da poter essere una madre perfino sulla carta. Non mi è mancato un buon amico, in ogni momento; sono stata fortunata.
Ciò che più mi è mancato, in tutti questi anni, è stato un fratello.
Qualcuno che mi possa assomigliare, e somigli all’uomo che sarei se fossi stata un uomo. Che viva i drammi del mio sangue e che fosse presente, in certi luoghi della mia stessa memoria, quando il destino mi si è inciso sulla pelle. Che abbia reagito in maniera diversa alle stesse gioie e tragedie, perché io possa vedere ogni giorno, mentre guardo sul suo volto, che possiamo ancora essere qualcosa di diverso.
Certo, non dev’essere facile. Avere in ogni istante qualcuno davanti a ricordarti ciò che forse vorresti scordare. I fratelli sono il nostro stesso sangue e il sangue è la nostra memoria e la memoria è crudele. E se poi se ne vanno… restare col pensiero che parti del tuo sangue sono in giro per il mondo, con la loro propria vita, e tutto quello che puoi fare è sostare ancora una notte sotto la grande finestra e pensare che la luna vi sta cercando entrambi nello stesso momento.

E lei, come la luna, osserva tutto, si strazia per tutto, per non riuscire a partecipare.

Lei ora non è qui.
Non turbare il suo sonno, lei vuole dormire.
Non deviare la sua mente, sta cercando di capire.
’cause you know sometimes words have two meanings.

Bonus Track:
Malcolm McLaren, About Her


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