«La struttura fondamentale dell’universo implica che le cose sistematicamente non riescono a trovare un equilibrio. Il tuo toast cade a terra dalla parte imburrata. Gli studenti più intelligenti si beccano una mutandata invece di essere rispettati come i futuri leader della società. Nessuno ottiene quello che vuole ma qualcun altro, che non lo vuole, ne ha a palate. Asimmetria. La vedi ovunque.»

Paul Murray, Skippy muore

Per essere lievi sul serio tocca sentirsi un po’ Calvino. La leggerezza è una conquista, signora mia. Per questo Lezioni americane almeno una volta all’anno, per assestare il baricentro e sentire i piedi fermi su quel puntino rosso della mappa che dice voi siete qui.

Contro le parole al sapore di nulla, Il principio dell’iceberg, un libro piccolissimo, da tasca dei jeans. Hemingway risponde alle domande ora evasivo, ora annoiato, ora strafottente. Però, sotto la punta dell’iceberg, c’è tutto il prima di una storia, tutte le cose che devi sapere, i dettagli da mettere a fuoco per essere credibile, dare consistenza, far vivere il mondo che hai in testa. Perché sui pensieri, quando diventano solidi, ti ci puoi appoggiare.

Poi, ci sono giorni in cui né leggerezza né solidità funzionano e resta da fare solo una cosa: prendere un foglio e scrivere una lista di piccole cose senza importanza. Piccole, piccolissime, infinitesimali.

La mia si chiama: Tecniche per sopravvivere a me stessa.

11. Ho risolto il problema morettiano mi si nota di più se non vengo o se vengo e resto in disparte?. La seconda, Nanni. La seconda.

10. Mi sono iscritta al forum di Lush come antidoto per i momenti di eccessiva serietà interiore. Con un nick riconoscibilissimo, recensisco prodotti e parlo di punti neri, doppiepunte, pelle secca, scrub e maschere fresche. Poi, mi sento meglio.

9. Porto sempre un orologio maschile e pesantissimo al polso destro. Quando voglio sapere l’ora, guardo il telefonino.

8. Gli spaghetti Garofalo sono l’unica cibo-terapia possibile.

7. Rivoglio la frangetta perché senza non mi riconosco.

6. Ogni settimana appiccico un post it sulla moleskine con le cose che vorrei fare e non ho ancora fatto. Ogni settimana è di nuovo il primo dell’anno e io disattendo puntualmente i propositi.

5. Ci sono le persone da friendfeed, quelle da tumblr, quelle da twitter: io sono una persona da facebook. Forse perché ho eliminato dalla bacheca le notifiche dei profili di quelli che non mi interessano e il mondo mi sembra più bello. Forse perché è l’unico social che mi fa essere simpatica.

4. Mi piace avere gente a casa a pranzo/cena/merenda. Sotto sotto sono una mamma del sud e coccolo gli ospiti fino a farli collassare.

3. Credo nei cineforum e nei gruppi d’ascolto. Sanremo, stiamo arrivando.

2. Ho deciso di far adottare il mio iPod da qualcuno che lo riempia di musica a me sconosciuta che ascolterò per un mese. Poi, lo farò adottare di nuovo e di nuovo e di nuovo.

1. Sono una cuoca bravissima e non lo sapevo. La dea dei muffin salati, in pratica.

0. Con la Wii fit posso fare ginnastica imprecando e non mi sento una deficiente mentre sudo. Wii fit tutta la vita.

Monomania del momento:


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C’è stato un periodo della mia vita in cui mi vestivo benissimo, quello in cui sapevo ancora abbinare i colori e gli accessori. Volevo fare la stylist e leggevo tutti i mensili da femmine per essere sempre aggiornata. Fai tu.

Poi è successo qualcosa, anche se non so cosa.

Ho iniziato a guardare le magliette nei cassetti e la roba appesa nell’armadio come se non le riconoscessi più. Ho iniziato a indossare cose a caso, sentendomi un’estranea nei miei stessi vestiti. Ho iniziato a comprare scarpe brutte.

Pensandoci bene, forse la colpa è un po’ di H&M, sai?

Avere un budget piccolo e spenderlo sempre nello stesso posto e collezionare roba dello stesso modello ma di colore diverso stagione dopo stagione. Fa diventare pigri, fidati.

(Poi c’è da dire che sono andata in un posto ed ero vestita che peggio non si può. Come se fossi stata assalita da un masochismo improvviso che mi ha fatto perdere quella parte del cervello dove risiede il minimalismo e il buon gusto. È stato in quel momento che ho capito che dovevo smettere e guarire al più presto possibile. Ridatemi quella di prima che non indossava mai più di un colore, massimo due, per volta. Vi prego.)

Cari amici e care amiche, se mi volete almeno un po’ bene e volete che torni a essere quella di una volta che bacchettava gli sciattoni e i vestiti volgari, fatemi un favore: ditemi i negozi dove vi vestite, consigliatemi dove andare per purificarmi da questo appiattimento estetico.

Il Piemonte ha azzerato tutti i miei punti di riferimento romani.

In caso, organizziamo un pomeriggio di shopping terapeutico tutti insieme e poi uno swap party in cui ci liberiamo di tutti i vestiti che ci fanno male. Eh.

Cose nuove:


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