Giovedì:

Leggere La zia marchesa è come affondare i denti in una cassata siciliana. Ti esplode in bocca un sapore dolcissimo e pieno che cerchi di gustare lentamente ma no, non ci riesci. Avevo bisogno di un altrove e l’ho trovato dentro questa storia di Simonetta Agnello Hornby che mi ha portato in una Sicilia ottocentesca e sensuale, tra profumi e polvere. Istruzioni per l’uso: prima di iniziare, munirsi di pistacchi, mandorle, torroncini, sicilianità varie. Se si è a dieta, tra una pagina e l’altra sniffare il sapone Biancaneve di Lush.

Ideale se: vuoi smetterla di guardare le misere fiction in costume di RaiUno.

La zia marchesa, Simonetta Agnello Hornby – Universale Economica Feltrinelli – 8 euro

Mini-moleskine:

  • Ci ho messo due anni, ma alla fine ho azzeccato il tuo regalo: grazie, corsi di cucina del Gambero Rosso.
  • Motivi per amare Simonetta Agnello Hornby: questa frase nei ringraziamenti del libro: «Dei viventi, ringrazio Darshana Boghilal Gupta, la mia amatissima amica che vive a Mumbai. Ho sempre seguito i suoi consigli. Quando pensavo di abbandonare la scrittura, è stata lei a spingermi a perseverare, lei a persuadermi a darmi scadenze strette e a precisare i termini contrattuali e ancora lei a suggerirmi come riorganizzare gli impegni professionali e famigliari per dare spazio alla zia marchesa. Darshana non ha mai letto quello che scrivo.»

Venerdì:

Mi piacciono i libri senza fronzoli, roba senza tutto quell’hype da l’hai letto? Ne hanno parlato sui giornali, devo leggerlo assolutamente. Senza nulla togliere agli uffici stampa che, come i pubblicitari, devono far ingolosire i lettori con il libro che ha vinto tanti premi, l’autore del momento secondo jonathan safran foer/don de lillo/nome a caso, a me importa solo delle storie. L’acchito di Pietro Grossi mi è piaciuto per questo, perché per me è credibile il romanzo che mi fa sentire lì, insieme ai personaggi. Il biliardo, i silenzi, i rapporti, le decisioni che cambiano tutto e una scrittura che ti dice è tutto qui, senza effetti speciali e ragazzine a Piombino. Non mi serve nient’altro e mi godo le ultime pagine con gli occhi lucidi e penso che ne vorrei ancora, perché i libri così mi disintossicano.

Ideale se: ti piace quel cinema italiano che racconta la provincia senza nostalgie.

L’acchito, Pietro Grossi – Sellerio – 12 euro

Mini-moleskine:

  • I periodi di dissesti lavorativi mi fanno venire in mente sempre nuovi progetti. Molto presto SettePerUno potrebbe avere una sorellina.
  • Prima o poi mi verrà in mente un’idea che faccia fare soldi. Me lo ripeto ogni mattina.
  • A volte in metro guardo la gente e mi chiedo Vorrei essere magrissima-curatissima-taccatissima ma non leggere nemmeno un libro? e mi rispondo di no, tutte le volte.

Sabato:

C’è un momento giusto per ogni lettura, si sa. Quando viaggio da sola ne approfitto per portarmi dietro quei libri che meriterebbero un’attenzione diversa, un tempo sospeso da dedicare solo a immergersi in una storia. Quei libri che vedi nella libreria e pensi se ti leggo ora non è lo stesso. È il caso di Nel grande show della democrazia di Marco Bosonetto, che non ti racconto ora ma ne leggerai prima o poi su SettePerUno. L’ho finito in due ore, poco meno del tempo che impiega il pullman a riportarmi a Benevento. L’ho comprato in Fiera all’Eur per conoscere il nuovo marchio Laurana e c’era un’offerta tutto a cinque euro e ho preso due libri e Giulio Mozzi mi ha stretto la mano perché sono una lettrice forte e io sono diventata viola e ho pensato per così poco, dai.

Ideale se: sei un fan dei futuri possibili.

Nel grande show della democrazia, Marco Bosonetto – Laurana Editore – 16,50 euro

Mini-moleskine:

  • L’aria di casa è inconfondibile e sa di calore, coccole e cose buone da mangiare.
  • Mi sembra sempre di avere quindici anni, quando torno qui.
  • Alcuni allegati culturali del sabato mi fanno sempre sentire ignorante, ma faccio finta di niente.

Domenica:

Le paste, le partite in tv, l’abbiocco sul divano. Un’ultima stagione da esordienti di Cristiano Cavina è un libro da domenica, non solo perché racconta del calcio. È uno di quei libri da copertina di lana e dai, raccontami una storia. Dimmi di un tempo che non c’è più, di ginocchia sbucciate e corse nel fango. Raccontami come eravamo e che ce l’abbiamo fatta, nonostante tutto. Tra paeselli di montagna, trasferte, signore matte con i gatti e tiri in porta, ti viene voglia di abbracciarli, ‘sti ragazzetti sudati, un po’ come succede con tutti i personaggi di Cristiano Cavina. Come quelle storie di famiglia che immagini sempre color seppia. Raccontami di quella volta che, dai. Ancora e ancora.

Ideale se: sei uno di quelli che non esiste solo Paolo Nori.

Un’ultima stagione da esordienti, Cristiano Cavina – marcos y marcos – 14 euro

Mini-moleskine:

  • Dobbiamo andare al cinema a vedere Qualunquemente ma non ci andiamo perché mi addormento sul divano. Quando mi sveglio mi sembra di non ricordare più le cose che mi assillano, mi sento più leggera. Tornare a casa è anche resettare il cervello, per fortuna.
  • Casa = Sky = maratone di Hell’s Kichen. Gordon Ramsay, se non esistessi bisognerebbe inventarti.

Dedicato alla mia amica Chicca che vuole rinascere un po’ Charlotte Gainsbourg un po’ Chiara Mastroianni:


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Lunedì:

Mi aveva detto che Il Divoratore si legge tutto d’un fiato e sì, ha ragione. Prendi una storia con i ragazzini e mettici un autistico e un mostro che più mostro non si può e dimmi se non lo leggi di filato anche tu. Lorenza Ghinelli l’ho ascoltata parlare alla presentazione da Feltrinelli Colonna e ha una voce pacata dalla dizione perfetta, sembra più grande dei suoi trent’anni. Tutto il contrario della storia che racconta, un incubo che si consuma in una Rimini nebbiosa, da film horror. Dalla scrittura traspare l’esperienza da sceneggiatrice televisiva, il ritmo tiene e il registro è poetico, il lessico mai scarno. Spiegatelo a Faletti che crede di essere il maestro del thriller italiano.

Ideale se: stai cercando un giocattolo economico che ti faccia passare qualche ora lontano da tutto.

Il Divoratore, Lorenza Ghinelli – Newton Compton Editore – 9,90 euro

Mini-moleskine:

  • il lunedì vanno al cinema solo quelli che hanno la tessera Gold della 3. Scegliamo una sala inquietante con tutte quelle scale e le vetrate e l’atmosfera da posto abbandonato. La versione di Barney non mi entusiasma: tutti bravi bravissimi ma no, no, no. Non voglio fare quella che il libro è sempre meglio, ma in questo caso manca proprio l’atmosfera del romanzo e la linea narrativa a me sembra un po’ a cazzo, di fretta. Aspettando l’inizio, origlio la conversazione di due, amico e amica, che parlano di Berlusconi: lei lo vorrebbe morto, lui no. Sui titoli di coda, una ragazza dietro di noi dice: Ah, era tratto da un libro.

Martedì:

L’errore di Glover l’ha scritto Nick Laird, quel Nick Laird sposato con Zadie Smith, sì. C’è David che vorrebbe Ruth ma Ruth vuole James; è la storia di un girotondo della gelosia tra mostre d’arte e tazze di tè inglese. Dentro ci sono i blog, i nemici-amici, le meschinità. Il sorriso di David è composto e crudele e si fa il tifo per lui, invidioso e negativo. L’ho letto troppo lentamente questo libro; in un altro momento l’avrei finito in poche ore ma arrivo all’ultima pagina solo oggi e un po’ me ne dispiace. Espierò leggendo altre cose di Nick Laird, promesso.

Ideale se: hai un tumblr e ti piace ribloggare le frasette dei libri.

L’errore di Glover, Nick Laird – minimum fax – 16, 50 euro

Mini-moleskine:

  • non mi piacciono le persone che se ne vanno, non mi piacciono i saluti. Carmelo torna in Sicilia e racconta sacrifici e lotte che non vuole più combattere, non qui; anche io mi chiedo perché certe cose non le abbiamo fatte prima e penso che siamo un po’ come gli Alcolisti Anonimi perché ognuno di noi ha le sue ferite editoriali da raccontare.
  • inauguriamo il Cenaforum con La casa dalle finestre che ridono di Pupi Avati e io non l’avevo mai visto e ho paura e di notte faccio un incubo e con la scusa dei piedi freddi mi ti appiccico accanto. Pupi Avati is the new Uomo Nero.

Mercoledì:

Nella cesta accanto al mio letto metto a rotazione libri che spero di finire e stavolta pesco Via della Trincea. Mi succede spesso con i libri Iperborea di lasciarli a metà perché mi affeziono al protagonista e non voglio lasciarlo andare. Questo qui me l’ha consigliato una persona di fiducia al Pisa Book Festival 09 dicendomi amo le storie di rapporti disfunzionali e io non l’ho più dimenticato anche se l’ho comprato molto tempo dopo, imbattendomici per caso durante un’incursione al mitico piano inferiore di MelBookstore. Matti è un “reduce del fronte domestico” e fa di tutto per far tornare indietro sua moglie e sua figlia, scappate di casa dopo una litigata furiosa con schiaffo. Nella scrittura scandinava c’è un’ironia amara che trovo difficilmente altrove e quindi ti dico che non te lo racconto, leggilo e fammi sapere.

Ideale se: ti piacciono i loser e hai un debole per la betulla Ikea.

Via della Trincea, Kari Hotakainen – Iperborea – 16 euro

Mini-moleskine:

  • Vado a una cena tra femmine e si mangia e si ride tantissimo e io a un certo punto dico una cosa tipo quando sono in libreria sono il corrispettivo del maniaco con l’impermeabile del parchetto perché devo vedere sempre cosa compra la gente. Poi si finisce a parlare in macchina di amori, fatti, gente, problemi, progetti e altro ancora mentre i finestrini si appannano e mi sento molto ggiovane e felice e anche un po’ meno sfigata perché penso che le femmine così facciano bene allo spirito.
  • Il porro domina i cibi che ingerisco ultimamente. Perché? Confido in Yahoo Answers per sciogliere il mistero.

(continua)

Bentornati (e scaricabili gratis e legalmente):


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«Mi piaci quando fai la scema.»

Il mio fidanzato, ieri

Se non hai mai letto Omar Di Monopoli, devi rimediare assolutamente.

Quest’estate ho letteralmente divorato Uomini e cani e La legge di Fonzi e devo leggere solo Ferro e Fuoco per completare la “trilogia non trilogia”. Ho avuto una crisi d’astinenza talmente forte da andare a cercare il titolo mancante in tutte le librerie che mi capitavano a tiro, generando involontariamente scene comiche come la commessa che chiedeva Che genere è? e io rispondevo Orecchiette western e lei faceva la una faccia stranissima che oscillava tra il checcavolomistaidicendoWillis? e la preoccupazione di essere vittima di una candid camera.

Cara libraia Mondadori di Piazza Sant’Oronzo a Lecce, non fare una faccia stupita perché ti sto chiedendo un autore tuo conterraneo che pubblica per Isbn. Ti giuro che non ti sto prendendo in giro. Esiste davvero.

(In genere non entro mai in una libreria Mondadori. Mai. Lo so che poi compro libri Einaudi e sono suoi lo stesso, però mi dico che la sistemazione dei generi in un punto Mondadori mi fa venire sempre il nervoso e allora ci entro solo se necessario. Tipo è la settimana di ferragosto e sono a Lecce e non conosco altre librerie. Tipo.)

I personaggi delle storie di Omar Di Monopoli ti si incollano addosso, è la prima cosa che dico a chi mi chiede come mai mi piaccia così tanto*. Certo, il massimo è leggerle andando in giro per la Puglia in macchina, ma se non sei da quelle parti puoi amarle lo stesso, giuro.

Giovedì 30 settembre SettePerUno presenterà La legge di Fonzi a Roma con letture, musica, video, chiacchiere e aperitivo. Ho avuto il mal di stomaco per un’estate intera al pensiero di questo evento e adesso che si avvicina sempre di più iniziano a tremarmi le gambe, anche perché sarò io a fare il reading insieme ad un amico attore tarantino doc (e spero davvero di non deluderti, Omar).

Tutti i dettagli della serata qui. C’è anche TuttoFaMedia che intervista l’autore, fossi in te non mancherei.

(Che poi la cosa che penso spesso in questi giorni è che sono fortunata a lavorare solo con libri che mi piacciono. Spero che quelli brutti non mi capitino mai.)

Ho bisogno di cose sceme per tenere in equilibrio le cose serie – Saltellare è catartico:

*Non entro nei dettagli adesso, potrai leggere una recensione più seria domani su SettePerUno. Vabbè, seria seria no. Però.



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(Nella foto, gli ultimi acquisti low cost.)

Ci vediamo sabato mattina per andare insieme a comprare libri senza spendere troppo?

Ti porto io, fidati.

Mandami una mail!


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Riassunto dei libri precedenti:

- Ho comprato e letto in poche ore Sotto i venti di Nettuno di Fred Vargas (Einaudi, Einaudi Stile libero big, 448 pagine, 14,80 euro) e penso sia il migliore fino ad ora tra tutti i libri con Adamsberg e ribadisco il concetto datemene ancora, subito.

- Ho quasi finito I cani vanno avanti di Valentina Brunettin (Alet edizioni, collana Iconoclasti, 176 pagine, 10 euro) e per ora è un po’ uno sbadiglio, una storia senza sugo. Non era meglio scrivere un libro di racconti, Valentina? E poi, in che senso questo libro inaugura la collana Iconoclasti? A me sembra una cosa borghese di coppie malandate come se ne leggono tante altre. Gli intermezzi sono molto più efficaci della trama principale. Eh.

- Gli incubi di Hazel di Leander Deeny (Newton Compton, collana Narrativa contemporanea – Tascabili Newton, 205 pagine, 6,90 euro) è molto più di una favola e io non voglio raccontare nulla perché devi scoprirlo tu.

- Che ne è stato di te, Buzz Aldrin? di Johan Harstad (Iperborea, 520 pagine, 16,50 euro) lo cito sempre e posso quasi recitarlo a memoria. L’ho iniziato durante il viaggio in treno verso la seconda puntata setteperunica bolognese e, arrivata quasi alla fine, ho iniziato a rallentare. Non riesco a finirlo. Non voglio finirlo. Sospetto che la letteratura nordeuropea sia piena di personaggi ai quali affezionarsi.

- Blonde di Joyce Carol Oates (Bompiani, collana Tascabili Best Seller, 773 pagine, 11,50 euro) mi ha ipnotizzata. Sono a pagina seicento e qualcosa e appena lo finisco metto su un cineforum privato con tutti i film di Marylin Monroe. Senza doppiaggio, magari. Mi è venuta voglia di saperne di più. Lo dico adesso e non lo ripeto più: cara Naomi Watts, sarai la Monroe nel film tratto dal libro. Un suggerimento: attenta a te. Se mi sbagli ‘sto film sono cazzi. Eh.

(Poi vabbè, se guardi il mio profilo aNobii scopri che ho quaranta libri in lettura. C’è anche roba vecchissima, dentro. Roba che non riesco a finire per motivi diversi, anche. Ho fatto un fioretto: non comprerò più nulla fino a quando non esaurirò la scorta. Ovviamente, non valgono i regali.)

Speciale Ombrellone volume 2: fatti invidiare dal vicino in spiaggia (se continuo così dovrò fare anche il volume cento)

Mi raccomando: tutti vestiti bene (Mondadori, collana Piccola biblioteca Oscar, 236 pagine, 9,00 euro) e Me parlare bello un giorno (Mondadori, collana Piccola biblioteca Oscar, 269 pagine, 8,80 euro) di David Sedaris: amo le storie brevi di Sedaris e la sua capacità di far ridere partendo dalle piccole cose e dai tic familiari. Leggerlo è una cura per l’umore. (In uno dei due libri, non ricordo quale, c’è una storiella divertente e scorrettissima sulla casa di Anna Frank. Se la leggi, fammi sapere.)

Storia controversa dell’inarrestabile fortuna del vino Aglianico nel mondo, Gaetano Cappelli (Marsilio, collana Tascabili Maxi, 189 pagine, 10,00 euro): non ho saputo resistere alla versione tascabile e l’ho comprato pochi giorni dopo il mio compleanno, nonostante avessi già ricevuto tanti libri in regalo. Volevo leggere Cappelli da molto tempo e penso che, se non l’hai già fatto, dovresti leggerlo anche tu. Dentro c’è la pochezza dell’italiano, quello medio, quello cafone e quello intellettuale. C’è l’imbroglio, l’adulazione, l’ambizione, la frustrazione, la provincia da dimenticare per darsi un tono altrove, il farsi da soli, i soldi. Divertente e amaro e molto attuale.

• Christopher Moore, tutto. Lo amo, vorrei che fosse mio parente. Uno zio simpatico, magari. Se hai tempo a disposizione e un bagaglio leggero, scegli Il vangelo secondo Biff. Amico di infanzia di Gesù (Elliot edizioni, collana Scatti, 580 pagine, 18,50 euro): non ti dico niente, ti dico solo che quasi seicento pagine scorrono velocissimamente una risata dopo l’altra. Non basta? Christopher Moore è un genio. Meglio?

Prigionieri, Todd Hasak-Lowy (minimum fax, collana Sotterranei, 432 pagine, 16,00 euro): uno sceneggiatore di successo inizia a scrivere un film su un serial killer che uccide i capi delle multinazionali e i politici più importanti. La storia di Daniel Bloom non è un thriller, è la storia di un’ossessione e di una vita sghemba che piano piano inizia a deragliare. Si ride con il rabbino esperto di droghe, i dubbi sulla religiosità, il viaggio in Israele meno ortodosso di sempre, il cinema, l’America. L’ho letto pianissimo mesi fa e mi manca ancora.

Callisto. Un intrigo americano, Torsten Krol (Isbn Edizioni, 411 pagine, 15,80 euro): vuoi arruolarti nell’esercito americano e invece, per una serie di imprevisti, resti bloccato in un paesino sperduto del Kansas. Torsten Krol, scrittore misterioso che nessuno ha mai visto in volto, ti fa incollare gli occhi alle pagine facendo il tifo per un personaggio stralunato, involontariamente comico, indimenticabile.

Ti manca l’aria con tutti questi libri?

Balliamoci su:


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A Talpa, che mi ha cresciuto a pasta, Agatha Christie e Simenon

In Sicilia con me, sotto l’ombrellone 09, c’erano Il potere del cane di Don Wislow, Sono io che me ne vado di Violetta Bellocchio e Come ho perso la guerra di Filippo Bologna.

(Sì, in dieci giorni li ho letti tutti e tre. Poi non stupitevi se mi mancano otto gradi per occhio.)

In genere scelgo all’ultimo minuto cosa portarmi in viaggio. A dispetto di chi infila un titolo dietro l’altro sul Kindle, io scelgo allegramente i tomi più ingombranti della libreria e sorrido spezzandomi la schiena e/o le braccia sotto il peso disumano della valigia.

Al compleanno mi hanno regalato Infinite Jest di David Foster Wallace.

Millequattrocentoquaranta pagine.

Eh.

Consigli per l’Ombrellone 2010 parte prima: no, Dan Brown no

Brividi noir:

American Tabloid, James Ellroy (Mondadori, Oscar bestsellers, 750 pagine, 10,50 euro): gli Stati Uniti tra il 1958 e il 1963 tra CIA, FBI, politici corrotti, giochi di potere, mafia, Castro, Ku Klux Klan. Non c’è spazio per l’immaginario laccato e perfetto dei film: tutto è cinico, sporco, violento, duro. Inizia così: «L’America non è mai stata innocente: Abbiamo perso la verginità sulla nave durante il viaggio di andata e ci siamo guardati indietro senza alcun rimpianto.» L’ho letto quando c’era ancora la lira e non l’ho mai dimenticato. Io amo James Ellroy. Fatemelo conoscere.

• Se settecento pagine sono troppe, la tua vacanza non dura molto e vorresti comunque portarti dietro James Ellroy, allora procurati Dalia nera (Mondadori, Oscar bestsellers, 349 pagine, 9,50 euro): ispirata all’omicidio realmente avvenuto dell’attrice Elizabeth Short, la storia gira intorno a sogni hollywoodiani, complotti, amore, amicizia, bugie e ambiguità varie. C’è tutto, in questo libro. Ti affezionerai a Lee e Dwight, i due ex pugili entrati in polizia che cercano di risolvere questo assassinio misterioso. Se hai già visto The Black Dahlia, il film di Brian De Palma, non vale.

• Fred Vargas, tutta. Potresti iniziare da La trilogia Adamsberg (Einaudi, Super ET, 900 pagine, 19,00 euro), che non è una vera trilogia – ed è piena di refusi – ma racchiude i primi tre romanzi in ordine cronologico della serie dedicata al commissario Jean Baptiste Adamsberg. In alternativa, comprali separatamente iniziando da L’uomo dai cerchi azzurri e fai attenzione perché Vargas è una droga: non si tratta solo di omicidi da risolvere, c’è molto di più. C’è la vita, dentro. Io ho iniziato da Parti in fretta e non tornare e poi sono andata indietro, ma facendo così si rovinano un sacco di sorprese. Mi piacerebbe conoscere il francese solo per leggere Fred Vargas in originale.

1974, David Peace (Meridiano Zero, collana Sottozero, 408 pagine, ed. tascabile 9,00 euro): da quando conosco Valentina, editor di Meridiano Zero con i capelli rossi più belli della storia, ogni volta che la incontro alle fiere mi faccio consigliare dei libri che compro a scatola chiusa. Lei prova a raccontarmeli e io la fermo. Dico solo scegli tu e lei sceglie e non sbaglia mai. 1974 l’ho iniziato per caso e non l’ho più lasciato. L’ho portato in metro, l’ho letto nei classici cinque minuti prima di uscire, ho cercato di finirlo il più presto possibile. Dicono che Peace sia l’erede inglese di Ellroy ma io dei paragoni me ne frego e ti dico che questa qui è una storia agghiacciante e serratissima che resta in testa. Sbronze, pioggia, tè bollenti e zuccherati, la gente dello Yorkshire, l’assassinio brutale di una bambina, la ricerca dello scoop. Per fortuna è solo il primo capitolo di una quadrilogia, il Red Riding Quartet, perché io ho bisogno di altri libri di David Peace. Subito.

Il mambo degli orsi, Joe R.Lansdale (Einaudi, Stile Libero Noir, 305 pagine, 13,00 euro): terzo titolo del ciclo Hap & Leonard – ce ne sono altri quattro, dopo – è, più che un’indagine, un’avventura: metti un ricco omosessuale di colore e un bianco rozzo campagnolo a cercare una ex fidanzata scomparsa nel cuore texano del Ku Klux Klan e dimmi se non ne viene fuori una storia assurda e speciale alla Lansdale. I dialoghi sono irresistibili e l’ironia è genio puro.

L’inverno di Frankie Machine, Don Wislow (Einaudi, Super ET, 324 pagine, 13,00 euro): ne ho già parlato in un vecchissimo post ma questo libro merita che ti rinfreschi la memoria. L’ho letto in un pomeriggio tutto d’un fiato e me ne sono innamorata. Frankie ha sessant’anni, tre lavori e una passione per il surf. Frankie mangia bagel e non si direbbe mai dai suoi modi che in passato sia stato al servizio di un boss. Quando gli tocca rimettersi a fare il vecchio lavoro, cambia tutto. C’è qualcuno che vuole ucciderlo e Frankie deve fare in fretta, molto in fretta. Dicono che L’inverno di Frankie Machine sarà un film interpretato da Robert DeNiro. Io non vedo l’ora.

A ciascuno il suo, Leonardo Sciascia (Adelphi, collana Gli Adelphi, 152 pagine, 9,00 euro): questo qui non te lo racconto, devi leggerlo e basta. Arriva al finale e poi dimmi se non hai provato il brivido più gelido della tua vita.

Extra:

Un altro libro da brividi, sebbene non sia un noir, è questo.

Un’estate italiana:


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«A partire dalle mie nuove conclusioni, so elaborare premesse di tutto rispetto.»

John Barth, L’opera galleggiante

Il Premio Strega è una serata mondana molto Cafonal. Le vecchie ingioiellate vestite malissimo, l’equivalenza elegante-pacchiano, i buffet presi d’assalto, il caldo, il vino. Se la tirano tutti, al Premio Strega. Arrivo impreparata dato che non ho letto nessuno dei titoli della cinquina ma conosco a memoria tutti i rumors e so che vincerà Pennacchi.

(Sono ancora a metà di La casa di Angela Bubba e ho mentalmente accantonato tutti i libri collegati allo Strega. Ho il primo capitolo di Acciaio in formato libretto promozionale ma al momento non ce la faccio a leggerlo. Non ce la faccio proprio.)

Dovrei sentirmi un po’ a casa, al Premio Strega. Quei torroncini là e il liquore vengono da Benevento, no? Infatti. Incontro le professoresse del liceo, un assessore, una secca alta bionda firmatissima che conosco di vista e altra gente inconfondibilmente beneventana di cui ho rimosso nome e occupazione.

Sorrentino è vestito male ma è sempre affascinante – per non dire figo – e mi viene spontanea una faccia un po’ da groupie, anche se mi dicono sia antipaticissimo. Matteo Nucci gira per i tavoli con un’espressione beata e Pavolini è il più elegante e tra tutti è quello che sembra di più un vero scrittore. Silvia Avallone è altissima e indossa una roba che non mi piace ma la guardo e penso che ha venticinque anni e un matrimonio a settembre e un libro vendutissimo in finale allo Strega e che per imparare a vestirsi ha ancora tempo. Pennacchi mi ispira istintivamente simpatia perché ride e scherza con i giornalisti e mi sembra uno di quelli che varrebbe la pena conoscere personalmente per farsi insegnare le cose della vita.

Passo la serata a ridere con gli amici facendomi raccontare aneddoti sulla vita da stagista in casa editrice e sulla vita da stagista alla Fondazione Bellonci e al terzo bicchiere di Falanghina espongo i miei dubbi esistenzial-lavorativi a Enrica e lei mi consola più raggiante del solito causa recente innamoramento e io sono talmente felice per lei che me ne frego che ne sarà di me.

Quando inizia la diretta Rai tutto diventa più surreale. Lo scrutinio diretto da Scarpa con una voce stentorea da amministratore di condominio cede il passo alla conduzione di Lamberto Sposini che esordisce parlando di una serata di “caldo birmano”, mentre una tizia sconosciuta ma molto sorridente intervista scrittori ed editori con domande finto brillanti.

Quando manca pochissimo mi avvicino al palco e tra i tavoli delle case editrici c’è talmente tanta agitazione che sono quasi tutti in piedi. Poi, di pochissimi voti, vince Pennacchi e scatta il delirio. Applausi, fotografi, complimenti, non si capisce più nulla.

Osservo questo circo di gente e mi sembra stranissimo essere qui. Forse perché una cosa sono i libri e una cosa è l’editoria.

Mi dico che voglio restare sempre un po’ lettrice, dentro.

(Appunti per l’anno prossimo: se non siedi al tavolo di un editore, evita i tacchi alti.)

Vintage I love you:


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Dedicato alla Socia

Nella borsa c’è di tutto tranne quello che ti serve. C’è quello che ti potrebbe servire, quello che useresti se gli alieni invadessero improvvisamente la terra, ma quasi mai quelle due o tre cose davvero utili.

Pesa troppo, la borsa. E se a rossetto specchietto spazzola smalto correttore fazzoletti foulard occhiali da sole occhiali da vista profumo volessi aggiungere un libro che non pesi un quintale?

Tipo A: usi i mezzi pubblici per tragitti brevi/esci con gente che ritarda di poco/ti annoi sulle scale mobili

. Le mille luci di New York, Jay McInerney (Bompiani, collana I grandi tascabili, 158 pagine, 6 euro): una metropoli, gli anni ottanta, un matrimonio fallito, la cocaina. Lavorare al reparto Verifica dei Fatti non è mai stato così difficile. Prima di Bret Easton Ellis, l’ironia di un esordio che ha fatto storia.

. Faith, Amanda Davis (Terre di Mezzo, 153 pagine, 14,50 euro): quindici racconti per quindici donne imperfette. Amanda Davis l’abbiamo persa troppo presto, vittima di un incidente aereo insieme alla famiglia mentre andava in giro a promuovere Mi chiedo quando ti mancherò, romanzo che sviluppa proprio uno dei quindici racconti. Leggete Faith, leggete il romanzo (in questo caso portatelo con voi solo se uscite con una borsa vuota, dato che è lungo) e fatelo pianissimo perché è troppo brutto amare chi non c’è più sapendo che non può continuare a incantarci con altre storie.

. Lourdes, Rosa Matteucci (Adelphi, collana Gli Adelphi, 131 pagine, 9 euro): Maria Angulema decide di andare Lourdes come dama di carità per sgravarsi di un dolorosissimo peso che porta dentro dalla morte del padre. È goffa, Maria Angulema. Già sul treno bianco capitano tutte a lei: le vecchiette che devono andare in bagno accompagnate, quelle che litigano, quelle che non la lasciano mai in pace e poi il rosario, la cena, la gente che russa, il sudore. Grazie a Rosa Matteucci riuscirete a ridere anche nelle ore di punta, quando l’unico desiderio è perdere i sensi causa ascelle selvagge.

Tipo B: ogni spostamento sui mezzi pubblici è un viaggio della speranza/i tuoi amici sono ritardatari cronici/vai alle poste sempre il giorno in cui si ritirano le pensioni

. Guida galattica per autostoppisti, Douglas Adams (Piccola biblioteca Oscar Mondadori, 212 pagine, 9 euro): qual è la risposta fondamentale sulla vita, l’universo e tutto quanto? Provate a scoprirlo con il primo capitolo della “trilogia in cinque parti” di Adams. Astronavi che viaggiano a propulsione di improbabilità infinita, robot depressi, avventure: non fatevi scoraggiare se non amate la fantascienza, qui siamo proprio su un altro livello, quello in cui si legge, si ride e tutte le sfighe quotidiane sembrano lontanissime, a galassie di distanza. E ricordate: non fatevi prendere dal panico.

. Naif.Super, Erlend Loe (Universale Economica Feltrinelli, 211 pagine, 7,50 euro): come si cambia a venticinque anni? È un numero che impone di prendere decisioni importanti, il venticinque. Tu cosa hai fatto quando li hai compiuti? E se non li hai ancora, ci pensi già? Il protagonista di questo libro inizia a tenere un diario il giorno del proprio venticinquesimo compleanno scegliendo di cambiare radicalmente la propria vita. Domande buffe, dubbi, riflessioni strampalate, strani incontri. Vorresti conoscerlo, diventare migliori amici, abbracciarlo. Uno di quei personaggi che restano nel cuore e non vanno più via.

. È finito il nostro carnevale, Fabio Stassi (minimum fax, collana Nichel, 249 pagine, 12,50 euro): tempo di Mondiali, tempo di Nazionale e vuvuzelas. Noi però ce ne freghiamo e torniamo al Novecento per attraversarlo insieme a Rigoberto Aguyar Montiel, estimatore del calcio e delle donne e cronista sportivo sempre sul punto di fallire. Hemingway, il primo campionato mondiale, la guerra, le dittature sudamericane degli anni settanta: tutto questo e molto altro in una storia d’amore nostalgica, poetica e appassionata. Se è piaciuto a me che sono allergica non solo al fuorigioco ma anche alle più elementari regole del calcio, ce la potete fare anche voi.

Next:

  • Treno e aereo: storie contro i vicini molesti
  • Speciale ombrellone: tutti i titoli che non ti fanno sembrare stupido

Fingendo di essere in Alabama:

(E New York è una finestra senza tende di Paolo Cognetti? Te lo racconto qui.)


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Cara Newton Compton Editori,

leggo Nanà in una splendida veste grafica curata da Purple Press ma mi assilla una domanda: perché rivelare il finale di un libro nella bandella (alla sesta riga, per essere precisi)?

Zola ha scritto capolavori che tutti conoscono, ma che probabilmente  non tutti-tutti hanno letto. Tipo me, ad esempio.

Dici che sono io che sono ignorante?

Però non dirmi che sbaglio quando predico di astenersi dalla lettura di bandelle, quarte di copertina e recensioni. Forse chi le scrive è così fiero di aver già letto il libro in questione da non poter fare a meno di vantarsene con i lettori, rivelando cose che sarebbe bello scoprire pagina dopo pagina.

Eh.

Se è proprio impossibile non scrivere il finale, potresti almeno inserire la frase “attenzione spoiler”?

Te ne sarei grata.

Eh.

p.s. E poi: i commenti, gli approfondimenti critici e le analisi d’autore potresti inserirle alla fine del romanzo e non all’inizio? Se le leggi prima, che gusto c’è? (e questo non vale solo per te, vale per tutti.)

[next on aspettaunattimo: dove eravamo rimasti, se non sbagli i congiuntivi e leggi libri sei una snob, abbracci alla stazione e altri amici miei, te l'avevo detto]


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«Esistono dei cliché: quando i profeti arrivano portano luce, amore e saggezza. Nessuno parla mai di quando se ne vanno. Dell’oscurità che si lasciano dietro, di come battiamo le palpebre in loro assenza, aspettando che la vista di abitui.»

Amanda Davis, Testimonianza

Julie mi scrive una mail per sapere come abbia fatto a laurearmi e lavorare e trovare la VERA soddisfazione. Sì, lo scrive in maiuscolo.

Io non le rispondo subito e poi quando lo faccio le dico che la sua mail mi ha fatto tanta tenerezza e le spiego che non ho trovato ancora la soddisfazione, figuriamoci quella VERA.

Eh.

Le faccio il riassunto di questi ultimi anni e mi scuso per aver disatteso le sue aspettative, lei che forse mi immagina molto donna in carriera ma simpatica come Melanie Griffith.

Le consiglio di andare a studiare all’estero, lei che sa il francese, è confusa dalle scelte che toccano ai suoi diciannove anni e vorrebbe iscriversi ad una facoltà che rispetti il suo amore per i libri.

Le dico che l’Italia tratta la cultura come si fa con uno straccio per pavimenti.

Mi sento un po’ Nonna Papera, certe volte.

Rewind:


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